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“La sua richiesta è stata presa in carico.”
“Perfetto, abbiamo ricevuto il tuo messaggio!”

Due modi diversi per comunicare la stessa informazione e, nel primo caso, immaginiamo un interlocutore più formale e distaccato, nel secondo un'azienda che cerca maggiore vicinanza con le persone. Quale funziona meglio? Dipende da chi sta parlando, da chi legge e dal contesto in cui quella frase viene utilizzata.

È proprio qui che entra in gioco il tono di voce (Tone of Voice), ovvero il modo in cui un brand sceglie di esprimersi e di rivolgersi al proprio pubblico.

Le parole utilizzate, il ritmo delle frasi, la scelta di dare del tu o del lei, la presenza di ironia o di termini tecnici contribuiscono a costruire un'immagine precisa di chi comunica e spesso sono sufficienti poche righe per farci percepire un'azienda come professionale, amichevole, autorevole oppure distante.

Ogni brand ha un proprio modo di comunicare, anche quando non lo ha mai definito consapevolmente, infatti lo ritroviamo nei testi del sito, nei post sui social, nelle newsletter e perfino nelle risposte alle richieste di assistenza. Il problema nasce quando questi messaggi sembrano provenire da aziende diverse, creando un'immagine poco chiara e riconoscibile.

La prima cosa da fare per trovare il tono giusto è guardare all'identità dell'azienda e porsi le domande giuste, come “Quali valori la rappresentano?” “Che tipo di rapporto vuole costruire con i propri clienti?” “Come desidera essere percepita? ”.

Un'impresa che punta sull'esperienza e sulla precisione potrebbe scegliere un linguaggio professionale e diretto, mentre un brand che vuole trasmettere spontaneità e creatività potrebbe sentirsi più a suo agio con uno stile colloquiale.

Ma attenzione a non trasformare queste caratteristiche in etichette rigide, poiché un'azienda industriale può comunicare con un tono amichevole senza perdere autorevolezza, così come un marchio rivolto ai giovani può scegliere di esprimersi in modo misurato, senza inseguire continuamente slang e tendenze.

Anche conoscere il pubblico fa la differenza. Chi ci legge? Quali informazioni cerca? Quali parole utilizza abitualmente? Un linguaggio tecnico può essere perfettamente comprensibile per un professionista del settore, ma risultare poco accessibile a chi si avvicina per la prima volta a quell’ argomento. Può essere utile, inoltre, osservare il modo in cui l'azienda comunica già nella quotidianità, dove le conversazioni con i clienti, le espressioni ricorrenti del team e il modo in cui vengono raccontati prodotti e servizi offrono spesso indicazioni più autentiche rispetto a uno stile costruito a tavolino.

L'obiettivo è arrivare a poche caratteristiche precise e tradurle in scelte concrete. Se vogliamo essere chiari, dovremo evitare frasi inutilmente complicate, mentre se vogliamo essere cordiali, dovremo trovare un linguaggio accogliente senza riempire ogni messaggio di punti esclamativi.

La voce deve essere riconoscibile, anche quando cambia il contesto, per questo scegliere il tono di voce non significa utilizzare sempre le stesse parole o mantenere lo stesso registro in ogni situazione. Pensiamo a un'azienda che comunica sui social con uno stile leggero e ironico. Quello stesso approccio potrebbe risultare fuori luogo nella risposta a un cliente insoddisfatto o nella comunicazione di un disservizio, perché in quel momento servono attenzione, chiarezza e informazioni precise.

Lo stesso vale per i diversi canali: su Instagram un messaggio potrebbe essere più immediato, su LinkedIn più approfondito, mentre una newsletter potrebbe adottare un tono maggiormente personale. La personalità dell'azienda rimane riconoscibile, ma il linguaggio si adatta alle circostanze.

Per mantenere questa continuità può essere utile creare una piccola guida di tono di voce, raccogliendo le espressioni da preferire, quelle da evitare ed esempi pratici per le diverse situazioni comunicative, questo metodo diventa uno strumento particolarmente utile quando a scrivere i contenuti sono persone diverse.

Infine c'è una verifica semplice , che spesso trascuriamo, ovvero leggere uno accanto all'altro un post social, una pagina del sito e una newsletter e domandarci se trasmettono la stessa idea dell'azienda e se il linguaggio è credibile rispetto a ciò che il brand racconta di sé.

Trovare il ToV giusto richiede osservazione, qualche prova e la disponibilità a correggere ciò che non funziona. Le parole possono cambiare nel tempo, seguendo l'evoluzione dell'azienda e delle persone a cui si rivolge, mentre quello che dovrebbe rimanere è la sensazione di avere sempre davanti lo stesso interlocutore. Quando un brand riesce a farsi riconoscere anche dal modo in cui scrive, ha trovato davvero la propria voce.

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