image

A ottobre ce ne accorgiamo quasi senza pensarci. La luce cambia, le giornate si accorciano, torniamo a cercare una giacca nell’armadio, cambiano i piatti che scegliamo e anche il modo in cui viviamo alcuni momenti della giornata.

Sono piccoli segnali che fanno capire che una stagione sta lasciando spazio a un’altra e, insieme alle abitudini, cambia anche ciò che ci sembra familiare.

Le immagini che associamo all’estate iniziano lentamente a perdere spazio e arrivano colori più morbidi, interni più raccolti, materiali diversi, una luce meno netta, anche, parole e atmosfere seguono questo passaggio, spesso molto prima che ce ne rendiamo conto.

La comunicazione stagionale parte proprio da qui, dalla capacità di riconoscere il momento che le persone stanno vivendo e inserirsi in quel contesto con naturalezza.

Questo vale anche per prodotti e servizi che non hanno una vera stagionalità, per esempio un caffè si beve tutto l’anno, così come un divano, un profumo o un servizio professionale possono essere raccontati in qualsiasi mese, ma a cambiare è il modo in cui entrano nella quotidianità .

Una pausa caffè a luglio può richiamare un momento veloce all’aperto, mentre in autunno può essere associata a una mattina più lenta o a un ambiente caldo, il prodotto resta lo stesso, ma il contesto costruisce intorno a lui un significato diverso.

È su questo meccanismo che lavora il marketing stagionale. Colori, luce, ambientazioni, cibo, abbigliamento e piccoli gesti quotidiani diventano codici riconoscibili, perché appartengono già all’esperienza delle persone.

I social rendono tutto questo ancora più evidente, infatti nel giro di poche settimane cambiano le immagini che scorrono nei feed, i piatti fotografati, gli outfit, le decorazioni, i luoghi e perfino le parole usate nelle caption, e alcuni elementi iniziano a comparire così spesso da diventare quasi una scorciatoia visiva per dire “autunno” ed è qui che arrivano le foglie secche, le zucche, i plaid, le tazze fumanti e le palette arancioni.

Sono immagini che funzionano perché vengono riconosciute subito, ma proprio per questo rischiano di assomigliarsi tutte. Per questo una foglia autunnale può stare bene in un contenuto, ma, se potrebbe appartenere indistintamente a dieci brand diversi, perde gran parte della sua forza.

La stagione, quindi, può diventare un punto di partenza utile, purché venga interpretata attraverso un’identità precisa.

Per chi si occupa di comunicazione, il cambio di stagione offre uno spunto interessante. Ogni brand può chiedersi quali aspetti di quel periodo abbiano davvero senso per il proprio pubblico, quali immagini gli appartengano e quali elementi possano essere raccontati senza allontanarsi dal proprio stile.

Un brand food vivrà ottobre in modo diverso da un’azienda B2B, così come un marchio ironico userà codici diversi rispetto a uno più istituzionale, anche se la stagione è la stessa, cambia il modo in cui viene letta.

È probabilmente questo che rende il marketing stagionale efficace quando viene usato bene, non serve trasformare completamente il linguaggio ogni tre mesi, basta riconoscere ciò che sta cambiando intorno alle persone e trovare un modo coerente per entrarci.

In fondo facciamo la stessa cosa anche noi, cambiando abitudini poco alla volta, scegliendo altri colori, altri vestiti, altri cibi e iniziando a cercare atmosfere diverse. La comunicazione segue spesso lo stesso percorso, un dettaglio alla volta.

Condividi il post: